E giù a ciucciare / I lombrichi dalla motta
Elena Roccaro
L’immagine nasce da una pratica di disegno processuale sviluppata attraverso pennarelli da calligrafia e inchiostro nero su carta di riso, in cui il segno si genera per contatto, pressione e trasferimento tra più fogli. Il lavoro si costruisce a partire da residui, sbavature e tracce secondarie che attraversano il supporto e ne attivano la porosità, trasformando lo scarto in elemento generativo.
In questo processo il segno non resta confinato a un’unica superficie, ma si ramifica e si diffonde da un foglio all’altro, dando origine a una struttura organica e ramificata, instabile e in trasformazione, che richiama forme di vita in continua tensione tra emersione e immersione, sottosuolo e superficie.
Il disegno si sviluppa come una pratica temporale e stratificata, che si concretizza nello sconfinamento del segno e nella porosità della carta: il segno attraversa i confini del supporto, avanti e indietro, li erode e li ridefinisce, trasformando il margine in soglia attiva. Trasposta nello spazio urbano, l’immagine abita la città come un organismo pluricellulare — che sia albero, radice, alga o animale — invitando lo sguardo a riconoscere nel segno una forma di vita in espansione, in cerca di relazione.
Il titolo dell’opera riprende i versi di una poesia scritta dall’autrice durante un laboratorio di poesia corale con Scafandra Collettivo.
Elena Roccaro è visual designer e ricercatrice attiva tra arti visive, editoria e pratiche socialmente impegnate. Indaga il potenziale poetico, performativo e politico della carta e della grafica, intrecciando arte contemporanea, cultura editoriale, architettura e studi urbani. Attraverso installazioni, progetti partecipativi e pubblicazioni collettive, esplora il publishing come pratica coreografica e sociale, ripensando il ruolo dei lettori come abitanti e co-autori.